contatore free Carlo D’Orta – Archivio FMF

Carlo D’Orta

Firenze, 1955

Viaggiatore e fotografo da oltre 40 anni, negli anni 2003-2010 frequenta corsi di pittura e arte contemporanea nell’ambito della Rome University of Fine Arts (RUFA) e un Master in fotografia allo IED di Milano. La sua visione fotografica subisce una completa trasformazione. Abbandona l’approccio documentario e cerca scatti tendenti verso l’astrazione, o venati da una visione metafisico/surrealista. La sensibilità cromatica maturata anche durante il percorso formativo dà alle sue fotografie una forte caratterizzazione pittorica, frutto talvolta anche di limitati interventi in post-produzione su luci e colori.

Privilegia l’architettura, concentrandosi ora sulla de-contestualizzazione dei particolari ora sulle deformazioni prodotte dai riflessi di vetrate e cristalli, e il paesaggio, ma dedica ricerche specifiche anche alla danza e al ritratto.

All’architettura dedica numerose serie, in ciascuna delle quali traspare chiara l’ispirazione dei grandi movimenti artistici del novecento.

Ad esempio, nella serie “Berlino: il Bianco, il Grigio, la Luce” (2010) e, poi, soprattutto nella serie “Vibrazioni” (dal 2009 a tutt’oggi), entrambe ispirate al “mondo parallelo” di riflessi prodotti dalle vetrate delle architetture contemporanee, appare evidente l’influsso della visione e dell’approccio al movimento del Futurismo. La stessa visione futurista del movimento è presente anche nella serie di paesaggi intitolata “Traslazioni”.

E’ invece il surrealismo di Gaudì, Chagal, Magritte e altri la fonte di ispirazione della diversa serie – anch’essa basata sulle deformazioni prodotte dai riflessi di superfici specchianti – intitolata “Paesaggi Surreali”, alcune cui opere arredano una delle suite e alcuni spazi comuni del The First Luxury Art Hotel di Roma.

Nel 2011 avvia le serie di architettura “Biocities One” e “Biocities Two”  (l’una con tonalità prevalente sul grigio, l’altra molto cromatica) e la serie di paesaggio “Geometrie Still Life”. In queste nuove serie, tutt’ora in fase di evoluzione, l’approccio visivo è molto diverso dalle precedenti. Alla valorizzazione del movimento si sostituiscono l’attenzione per il rigore delle forme e la ricerca di una astrazione geometrica partendo dai particolari e dalla compressione delle prospettive. Qui appare forte la reminiscenza di cubismo, neoplasticismo, costruttivismo e dei movimenti color fields e arte concreta.

Nel 2013 avvia inoltre la serie “(Re)FineArt”, improntata ad una visione metafisica delle architetture di grandi complessi industriali e il cui titolo è un voluto e provocatorio gioco di parole, che unisce il concetto di arte con quello di una delle produzioni più inquinanti qual è la raffinazione.

Dal 2012 la ricerca sull’architettura conosce ulteriori forti evoluzioni approdando alla serie intitolata “(S)Composizioni”.

Qui, sfruttando particolari prospettive di scatto e la compressione prospettica dello zoom, trasforma paesaggi di architettura contemporanea in geometrie astratte nelle quali profondità e tridimensionalità spesso svaniscono del tutto. Ma poi, usando i frammenti geometrici che compongono queste fotografie, realizza installazioni in plexiglass e sculture in vetro nelle quali recupera, ma reintepretandola, la tridimensionalità del luogo architettonico originario.

Dunque un percorso che parte dalla tridimensionalità architettonica per approdare alla bidimensionalità di una fotografia astratta geometrica, per tornare poi di nuovo alla tridimensionalità di installazioni e scultura formate dagli stessi elementi geometrici che componevano la fotografia.

La serie (S)Composizioni ha anche un doppio significato concettuale, in quanto metafora della capacità dell’uomo di modificare l’ambiente e della continua evoluzione della personalità di ciascuno di noi attraverso scomposizioni e ricomposizioni delle nostre emozioni ed esperienze.

Si tratta dunque di un circuito concettuale nel quale emergono forse reminiscenze del cubismo e poi di artisti come Malevic, Mondrian, El Lissitsky, Rothko, Peter Halley, ma anche delle ricerche psichiatriche di Freud, Jung e altri.

Questo progetto è entrato a far parte, nel 2015, dell’Archivio del Fondo Malerba Fotografia.

Alla danza si avvicina in occasione della sua esperienza di componente, nel triennio 2012-2015, del Consiglio di Amministrazione dell’Accademia Nazionale di Danza. Nasce qui la serie fotografica “Liquidance”, ove pure l’attenzione è spesso rivolta a particolari decontestualizzati, ombre, vibrazioni del movimento.

Infine, la ricerca sul ritratto si è sviluppata, dal 2011, in parallelo ma non secondariamente alla attenzione per l’architettura. In alcune serie, anzi, ritratto e architettura si mescolano, così come permane la curiosità per le ambiguità e le complessità di significato che anche sul ritratto possono provocare i riflessi delle vetrate di palazzi contemporanei. Altre serie di ritratti sono state dedicate a soggetti particolari come “I Mimi”, oppure sono state realizzate nell’ambito di iniziative sociali nei Paesi in via di Sviluppo della Ong Amref.

Dal 2009 ha esposto i suoi lavori in numerose mostre personali presso gallerie private e istituzioni e gallerie pubbliche in Italia e Germania. Nel 2013 ha tenuto la sua prima mostra personale (Biologia dell’Inorganico) in un museo di arte contemporanea (Spoleto, PG, Italia). Nel 2015 l’Officina delle Zattere di Venezia ha ospitato, accanto al Padiglione del Guatemala alla Biennale d’Arte, la sua mostra personale Beyond the Lens, poi portata anche nel Tempio di Pomona a Salerno.

Ha vinto o è stato finalista/selezionato in numerosi premi nazionali e internazionali, tra cui Sony World Photography Award, Celeste Prize, Malamegi Vision Art Contest, Premio del Vetro Scuola Abate Zanetti di Murano (come foto-designer) e altri. Sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche tra cui Museo di AC Palazzo Collicola (Spoleto), Centro Congressi della Banca d’Italia a Roma, Camera Deputati, Architektenkammer Baden-Wurttemberg, Istituto Italiano di Cultura e Consolato Generale d’Italia a New York, Scuola del Vetro Abate Zanetti di Murano, e altre. Nel 2015, inoltre, il suo progetto “(S)Composizioni-Metafora della Vita” è entrato a far parte dell’Archivio del Fondo Malerba Fotografia, istituzione dedicata alla promozione della fotografia a livello nazionale e internazionale.

Sue interviste sono state pubblicate dalle riviste d’arte AdToday e Aperitivo Illustrato e dalla rivista Freccia di Trenitalia.


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