contatore free Massimo Zampetti – Archivio FMF

Massimo Zampetti

Roma, 1962

Non mi sento e… forse neanche lo sono… un fotografo, mi sento più un… visionario.

Con una “Yashica FX3” acquistata usata e che uso ancora oggi, è dal 1985 che inizio ad interessarmi di fotografia.
Non ho e non ho avuto insegnanti (nel senso fisico del termine), ho acquisito tecnica e fondamentali solo scattando e grazie alla lettura delle due maggiori riviste (dell’epoca) del settore.
Conosco poco dei grandi della fotografia, non mi sono mai ispirato ad uno di essi in particolare e non ne  ho mai preso uno a modello.

E’ il 1992… la passione scivola inesorabilmente verso “l’ossessione”, la vita cambia, cambiano le esigenze e decido che è meglio lasciar perdere… almeno fino al 2007.
15 anni, tanto di tempo ne è passato e preso da un rigurgito di nostalgia ricomincio ma, sfortunatamente, nulla è più come prima, quindici anni (anche meno) sono bastati per stravolgere il concetto di “fotografia”.
E’ necessario dotarsi di nuova attrezzatura, di ripensare il modo d’intenderla… in buona sostanza… ricominciare se non da zero… quasi.
Grazie al WEB conosco le comunità fotografiche virtuali le quali avranno un ruolo fondamentale nel percorso dalla ripresa ad oggi,  un buon posto dove imparare e crescere.
Da allora vado avanti… adagio, un po’ per mancanza di tempo un po’ per evitare di cadere di nuovo nell’ossessione.

Volendo tirare un po’ le somme posso dire che con il tempo ho costruito uno stile personale, un qualcosa che mi caratterizza ma non ho un genere preferito, mi piace “guardare” a 360°.
Contrariamente ai più, inoltre, che fa di uno scatto un unico… a me piace lavorare… elaborare… sviscerare uno scatto fino ad ottenerne più risultati… in pratica uno scatto diverse emozioni.
Mi è stato fatto comunque notare che nei miei scatti c’é una pressoché totale mancanza dell’elemento umano e quando presente esso è figura non riconoscibile, astratta, evanescente.


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