Omaggio al Giappone

Tratto caratteristico della fotografia giapponese è da sempre il rigore. Un rigore non solo formale, né tanto meno da intendersi come fedele applicazione a quei dettami tecnici che sono necessari alla pratica fotografica e dei quali gli autori giapponesi sono indiscussi maestri: un rigore concettuale innanzitutto, una visione che prende forma secondo parametri che, anche quando non sembrerebbe, seguono un percorso di costruzione dell’immagine che nulla lascia al caso. La selezione di opere che appartiene alla Collezione Malerba ne è un felice esempio: accanto ad alcuni fra gli artisti più noti al grande pubblico e da decenni riconosciuti come autentici maestri –non solo riferendosi all’ambito giapponese, bensì mondiale- compaiono alcuni giovani che sembrano proseguire questa lunga e ricca tradizione. Il loro sguardo va dalla natura alla città, dall’esperienza personale diretta a quella visionaria e costruita, dalla messa in scena al travestimento.  Nobuyoshi Araki racconta del suo viaggio a Venezia recitando egli stesso la parte dell’Arlecchino giocoliere e istrione. Così Venezia diviene sua come per incanto, la scena, semplicemente, si sposta dalla caotica Tokyo alla malinconica laguna, teatro di un gioco che ha reso celebre in tutto il mondo Araki e la sua fotografia eccessiva, fatta di piccole cose e di continue provocazioni. Approccio che diventa regola negli scatti di Yasumasa Morimura, sempre in bilico fra se stesso e l’altro da sé, quel doppio che per lui significa altra cultura, una storia dell’arte e della vita da reinventare e, ovviamente, da interpretare. Non da meno, Daido Moriyama narra per frammenti il suo quotidiano peregrinare nelle città del paese del Sol Levante: il suo sguardo indagatore arriva ovunque, lui, che ama descriversi come un cane randagio, s’infila ovunque, scruta, osserva, registra. Piccole cose, eventi all’apparenza insignificanti che possono essere condivisi da chiunque diventando così metafore universali. Naoya Hatakeyama e Toshio Shibata, di alcuni anni più giovani dei tre grandi maestri sopra citati, vere e proprie star internazionali, insistono anch’essi nell’osservazione del mondo –la natura e la città- volendone però rimarcare le mutazioni dovute all’intervento dell’uomo, realizzando immagini che interrogano lo spettatore per come riescono a essere misteriose e enigmatiche. Infine i più giovani Hiroto Fujimoto e Kazuko Wakayama: delicati e raffinati nel loro descrivere la natura, ci ricordano come da sempre l’arte giapponese si nutra di dettagli e sia capace di sorprendere sempre lo spettatore nella combinazione che questi poi assumono una volta ordinati, assemblati: disegni, come tali appaiono le loro immagini, oltre semplici fotografie.

 

30/09/2016 – 08/01/2017
Museo Civico Pier Alessandro Garda
Piazza Ottinetti
Ivrea