Edo timeless

International Photo Project 2017
24 Marzo 2017
Dell’Infingimento 2017
19 Ottobre 2017
 

15 settembre 2016 - 17 marzo 2017
Museo d'Arte Orientale Chiossone
Genova

 

In questa mostra quaranta fotografie scattate da Mino Di Vita nel Giappone d’oggi sono poste a confronto con venti riproduzioni di foto all’albumina del giapponese Kusakabe Kinbei (1841-1934) risalenti agli ultimi anni del periodo Edo (1603-1867) e ai primi del periodo Meiji (1868-1912). Le albumine giapponesi originali appartengono alla Collezione Malerba di Milano, che ne ha concesso la riproduzione in questa particolare circostanza. L’arte della fotografia arriva in Giappone tramite gli Olandesi alla fine del periodo Edo, dove tra il 1860 ed il 1890 operano fotografi occidentali come l’italiano Felice beato (1832-1909) e l’austriaco raimund Von Stillfried (1839-1911), che istruiscono svariati fotografi giapponesi tra cui Kusakabe Kinbei. All’epoca era utilizzata una tecnica di stampa inventata nel 1850, nella quale l’albume d’uovo funge da legante e fissa gli agenti chimici alla carta di stampa. Realizzate in bianco e nero, le foto all’albumina erano minuziosamente colorite manualmente ad acquerello, con evidenti reminiscenze dei toni di coloranti e pigmenti impiegati nelle stampe policrome Ukiyo-e. Oltre ai paesaggi e alle vedute dei luoghi celebri del Giappone ( meisho ), il repertorio dell’epoca comprende soggetti definiti da Felice Beato native types – cioè gli abitanti dell’arcipelago nipponico, sovente ritratti in studio e più raramente nei loro ambienti abituali e caratteristici, mentre svolgono mestieri e attività quotidiane individuali o di gruppo. Le fotografie di Mino Di Vita scelte per questa rassegna riguardano due grandi città giapponesi, Edo e Ōsaka. Fondata nel 1603 dal primo shōgun della dinastia Tokugawa e divenuta nel secolo XVIII la più grande metropoli del mondo, Edo fu rinominata Tōkyō e designata nuova capitale del Giappone nel periodo Meiji (1868-1912). Ōsaka, antica e popolosa città del Kansai e da sempre protagonista dell’economia reale C’era una volta Edo del paese, è comunemente chiamata ‘la cucina della nazione’. Dopo oltre duecentocinquant’anni di volontaria seclusione coincisi con lo Shogunato Tokugawa e il periodo che prende nome dalla città di Edo, il Giappone si riaprì ai commerci con l’Occidente nel 1859. Fu da allora che il paese affrontò un articolato e complesso processo di modernizzazione che continua a tutt’oggi. Le fotografie di Tōkyō e Ōsaka qui riprodotte ci mostrano il grande cambiamento che, iniziato nel secolo XIX, col tempo ha trasformato gli assetti urbani creando agglomerati di svariati milioni di abitanti e portando, in anni recenti, anche alla costruzione di vere e proprie selve d’imponenti grattacieli. Nonostante i cambiamenti, nelle moderne metropoli giapponesi Mino Di Vita è riuscito a trovare costruzioni risalenti ai periodi Edo e Meiji, tuttora utilizzate come abitazioni o esercizi commerciali. Nel centro di Tōkyō ha scoperto vetusti templi buddhisti assediati e circondati da condomini e avveniristiche torri di cristallo. Ha mostrato il Castello di Ōsaka affacciato sul suo antico fossato, con il backdrop grigio-argento del nuovo centro direzionale della città. Ma Mino Di Vita non si è limitato a cercare le tracce del passato nelle moderne vie giapponesi: ha esplorato infatti i legami tra gli ambienti e le persone che li animano e li vivono, ha ritratto gli abitanti delle città in un pomeriggio di shopping nel centro di Tōkyō, oppure in visita al castello di Ōsaka in occasione di una festa popolare. Inducendoci a immergerci nella vita giapponese d’oggi, le sue fotografie ci presentano non solo la moda delle adolescenti e delle giovani donne tokyoite, ma anche la civile protesta di un piccolo gruppo di pensionati in corteo nelle strade della capitale. Ed è bello e interessante scoprire che le comparazioni tra immagini antiche e nuove evidenziano non soltanto i grandi, irriducibili contrasti tra passato e presente, ma anche la continuità, le persistenze e le somiglianze profonde e ‘senza tempo’ che legano il Giappone di Edo a quello della Tōkyō d’oggi: Edo timeless, appunto.

Donatella Failla
Curatrice della mostra
e Direttrice del Museo d’Arte Orientale ‘Edoardo Chiossone’ di Genova

 
 
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