Premio Mila

A seguito di un'attenta valutazione delle numerose candidature ricevute, la giuria della V edizione del Premio Mila per la Fotografia Contemporanea ha selezionato la shortlist composta da cinque artist*
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Edoardo Bonacina
Virginia Morini
Eva Rivas Bao
Umberto Santoro
Leonardo Taddei

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L* cinque atist* prenderanno parte alla mostra del Premio Mila, che si terrà negli spazi espositivi di Careof. Durante la serata inaugurale dell'11 giugno sarà annunciat* l* vincit* della V edizione del Premio.

Il premio

Il Premio Mila per la Fotografia Contemporanea nasce nel 2014 per ricordare la memoria di Mila Malerba, co-fondatrice del Fondo. Giunto alla sua quinta edizione, il premio promuove la fotografia contemporanea attraverso la produzione e l’acquisizione di opere di giovani artiste e artisti under 40. La partecipazione al premio è gratuita e si svolge tramite opencall. Il Premio prevede la definizione di una shortlist di 5 artisti inclusi in una mostra collettiva e l'assegnazione di unpremio di acquisizione per un valore di 3.000 euro.

La giuria

Le candidature sono valutate dal curatore del Fondo Malerba per la Fotografia Andrea Elia Zanini e da una giuria composta da esponenti di rilievo della fotografia e dell’arte contemporanea.

La giuria è dunque costituita da: Caterina Angelucci, Matteo Balduzzi, Marta Cereda, Bernardo Follini, Francesca Lazzarini, Andrea Elia Zanini.

La mostra

In occasione della V edizione del Premio Mila, il Fondo Malerba per la Fotografia collabora per la realizzazione della mostra con l'organizzazione non profit per l'arte contemporanea Careof. Fondata nel 1987 Careof è uno spazio indipendente, fluido e in movimento che incoraggia la ricerca e sostiene la produzione culturale attraverso mostre, screening, workshop, conferenze e progettualità ibride. Oltre a uno spazio espositivo, alla biblioteca e all'Archivio Fotografico, Careof conserva un importante Archivio Video, con oltre 9.000 titoli dagli anni Settanta a oggi, in costante espansione e riconosciuto dal Ministero della Cultura come luogo di interesse storico e nazionale.

Partecipa

Al Premio Mila per la Fotografia Contemporanea possono partecipare tutte le artiste e gli artisti under 40 con cittadinanza italiana e tutte le artiste e gli artisti con cittadinanza straniera domiciliati o residenti in Italia.

Vincitore V edizione

Ritratto di Umberto Santoro

Umberto Santoro (Palermo, 1995)

Umberto Santoro è un fotografo e artista visuale. Attraverso la fotografia, Santoro combina un'attenta osservazione della realtà con la critica sociale, interrogandosi costantemente sui valori, sulle gerarchie e sulle strutture di potere che plasmano la percezione e l'esperienza collettiva. Il suo lavoro indaga tempo e memoria come ambiti instabili e contesi, facendo dell'immagine un luogo di attrito tra ciò che si vede e ciò che resta rimosso.

L'Ora o della Verità

L'Ora o della Verità è un progetto fotografico ed editoriale sviluppato a partire dall'archivio del quotidiano palermitano L'Ora. Oggi custodito presso la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana, l'archivio de L'Ora attraversa i decenni del consolidamento del potere mafioso fino al Maxiprocesso nel 1992. Il progetto di Santoro nasce dall'urgenza di indagare l'archivio come un organismo vivente, un insieme di cartelle, etichette, sequenze e omissioni, e di interrogarne il funzionamento come dispositivo: un apparato che, attraverso la catalogazione, isola i documenti dal contesto in cui erano nati e li presenta come materiale neutro, trasformando ogni fotografia o ritaglio in una “prova” stabile, da ritrovare e consultare. L'archivio appare così come il deposito di una memoria collettiva compiuta e indiscutibile, quando è invece l'esito di un sistema di scelte: cosa e come viene catalogato, conservato o dimenticato. È attraverso queste scelte che la memoria è costruita, resa credibile o respinta, e che la verità diventa racconto, il racconto storia, la storia immaginario collettivo. Per rendere visibile questo meccanismo, Santoro parte dal giornale: dire la verità, per L'Ora, era un atto politico e un rischio, una pratica sempre in divenire fatta di testimonianze e pericoli, e inscritta in una grammatica precisa, quella con cui si impaginavano, accostavano e gerarchizzavano fotografie, titoli e testi. Ogni scelta contribuiva a dare forma alla verità mentre la si raccontava, non a custodirla a posteriori. Il progetto riporta questa grammatica dentro l'archivio: documenti, fotografie, ritagli e note redazionali, sottratti alla forma in cui vengono conservati, sono ricomposti in tavole, dove le relazioni emergono per prossimità e accumulazione. L'archivio si trasforma così in una macchina critica che riapre, nel presente, le condizioni stesse del vero.

Vincitrice IV edizione

Alessandra Leta (Milano, 1997)

Alessandra Leta è un’artista visiva. Formatasi come fotografa, la sua pratica integra produzione d’immagini, scultura, installazione e mixed media. Lavora principalmente con oggetti trovati e immagini recuperate online, indagando gli atti e il linguaggio del collezionare, dell’osservare e dell’esporre in contesti storici e contemporanei. Attualmente vive in Alsazia, in Francia, e ha il suo studio a Basilea, in Svizzera.

The Unmovable Mover (2022 - 2024)

The Unmovable Mover è una ricostruzione speculativa di un passato fittizio: quello di un piccolo complesso industriale nell’Europa centrale degli anni Sessanta, così come non è mai stato raccontato. La serie si fonda concettualmente ed esteticamente su diverse fotografie in bianco e nero trovate e raccolte dall’artista nel corso degli anni, immagini eterogenee la cui provenienza resta sconosciuta.

Attraverso una narrazione costruita che intreccia in modo fluido i documenti fotografici con immagini realizzate nel 2022 e nel 2023, e mediante uno storytelling speculativo, il progetto mira a ricreare una storia dettagliata dietro un contesto immaginato, quello di una fabbrica, costruendo un passato privato apparentemente autentico ma interamente inventato.

Il titolo della serie è un gioco sul concetto aristotelico del “motore immobile”, che indica la causa prima e immutabile che mette in moto ogni cosa senza essere a sua volta mossa, origine e spiegazione ultima del movimento e del cambiamento nel mondo. L’opera stabilisce un parallelismo con il capitale come forza propulsiva che alimenta e muove i diversi elementi della società, pur non essendo intrinsecamente toccato dalle oscillazioni che genera.

Le fabbriche del secolo scorso, come segni industriali nel paesaggio, hanno avuto un ruolo cruciale nei processi di urbanizzazione, nelle migrazioni e nella formazione di identità operaie distintive. Il panorama culturale che le circonda, dall’architettura alle dinamiche sociali interne alle comunità produttive, riflette l’impatto più ampio del sistema capitalistico. The Unmovable Mover rilegge visivamente le connessioni e le disconnessioni tra direzione, lavoratori e prodotti finiti all’interno di questi centri produttivi.

Vincitrice III edizione

Giulia Iacolutti (Cattolica, 1985)

L’opera di Iacolutti indaga le relazioni umane attraverso percorsi di arte partecipativa e si articola attraverso la fotografia, la performance, il ricamo e l’immagine in movimento. Laureata magistrale in Economia dell’Arte, si diploma in Fotografia e video all’Accademia del Teatro alla Scala e in Visual Storytelling alla Fondazione Pedro Mayer. Ha esposto in numerose mostre collettive e personali in Europa e nel Mondo.

The Golden Liquid (2024—in corso)

In The Golden Liquid (2024—in corso) Giulia Iacolutti esplora il tema del latte umano, definito l’oro liquido dell’alimentazione della prima infanzia. In collaborazione coi ricercatori del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, il CIMA (Centro Interdipartimentale di Microscopia Avanzata) e l’Istituto di Anatomia Patologica dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, l’artista studia la composizione del proprio latte, nonché gli effetti sulla sfera emotiva derivanti da un prolungato periodo di allattamento. La ricerca in corso è al momento composto da: fotografie del liquido scattate al microscopio nel corso dei tre anni di allattamento; dettagli di parti del corpo connesse alla pratica; un film super8 che ritrae la spremitura manuale del latte con relativi still stampati in sali d’argento (Last Milk), e la restituzione in forma grafica (inchiostro e china su carta) del tracciato oculare che ripercorre i micro-spostamenti della pupilla registrati durante il ricordo del primo attaccamento al seno della figlia. Caratteristica del progetto la stampa in orotone (tecnica di riproduzione dalla quale si ottengono i positivi ai sali d’argento su vetri trattati alla gelatina rivestiti con pigmento in polvere d’oro in 22 carati). Il progetto verrà poi ampliato attraverso uno studio avviato insieme ai ricercatori in Scienze e Tecniche psicologiche dell’Università di Trieste, coi quali l’artista registrerà i tracciati oculari di altre donne e uomini trans connessi alle prime esperienze individuali d’allattamento. Iacolutti inquadra l’allattamento – tema invisibile nelle politiche pubbliche – come spazio su cui viene esercitato un rigido controllo socio-economico, e nelle sue opere colloca il benessere psicofisico della diade, dell’attante e dell’allattatƏ, come unica condizione ineludibile.

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