Premio Mila
Il Fondo Malerba presenta la V edizione del Premio Mila per la Fotografia Contemporanea. Il Premio prevede la definizione di una shortlist di 5 artist*, i cui lavori saranno inclusi in una mostra collettiva negli spazi di Careof. Tra questi, sarà assegnato a* vincit* il premio di acquisizione per un valore di euro 3.000.
Le candidature per l’edizione 2026 sono aperte fino alle ore 23.59 del 22 marzo
Il premio
Il Premio Mila per la Fotografia Contemporanea nasce nel 2014 per ricordare la memoria di Mila Malerba, co-fondatrice del Fondo. Giunto alla sua quinta edizione, il premio promuove la fotografia contemporanea attraverso la produzione e l’acquisizione di opere di giovani artiste e artisti under 40. La partecipazione al premio è gratuita e si svolge tramite opencall.
La giuria
Le candidature sono valutate dal curatore del Fondo Malerba per la Fotografia Andrea Elia Zanini e da una giuria composta da esponenti di rilievo della fotografia e dell’arte contemporanea.
La giuria è dunque costituita da: Caterina Angelucci, Matteo Balduzzi, Marta Cereda, Bernardo Follini, Francesca Lazzarini, Andrea Elia Zanini.
La mostra
In occasione della V edizione del Premio Mila, il Fondo Malerba per la Fotografia collabora per la realizzazione della mostra con l'organizzazione non profit per l'arte contemporanea Careof. Fondata nel 1987 Careof è uno spazio indipendente, fluido e in movimento che incoraggia la ricerca e sostiene la produzione culturale attraverso mostre, screening, workshop, conferenze e progettualità ibride. Oltre a uno spazio espositivo, alla biblioteca e all'Archivio Fotografico, Careof conserva un importante Archivio Video, con oltre 9.000 titoli dagli anni Settanta a oggi, in costante espansione e riconosciuto dal Ministero della Cultura come luogo di interesse storico e nazionale.
Partecipa
Al Premio Mila per la Fotografia Contemporanea possono partecipare tutte le artiste e gli artisti under 40 con cittadinanza italiana e tutte le artiste e gli artisti con cittadinanza straniera domiciliati o residenti in Italia.

Vincitrice III edizione

Giulia Iacolutti (Cattolica, 1985)
L’opera di Iacolutti indaga le relazioni umane attraverso percorsi di arte partecipativa e si articola attraverso la fotografia, la performance, il ricamo e l’immagine in movimento. Laureata magistrale in Economia dell’Arte, si diploma in Fotografia e video all’Accademia del Teatro alla Scala e in Visual Storytelling alla Fondazione Pedro Mayer. Ha esposto in numerose mostre collettive e personali in Europa e nel Mondo.
The Golden Liquid (2024—in corso)
In The Golden Liquid (2024—in corso) Giulia Iacolutti esplora il tema del latte umano, definito l’oro liquido dell’alimentazione della prima infanzia. In collaborazione coi ricercatori del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, il CIMA (Centro Interdipartimentale di Microscopia Avanzata) e l’Istituto di Anatomia Patologica dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, l’artista studia la composizione del proprio latte, nonché gli effetti sulla sfera emotiva derivanti da un prolungato periodo di allattamento. La ricerca in corso è al momento composto da: fotografie del liquido scattate al microscopio nel corso dei tre anni di allattamento; dettagli di parti del corpo connesse alla pratica; un film super8 che ritrae la spremitura manuale del latte con relativi still stampati in sali d’argento (Last Milk), e la restituzione in forma grafica (inchiostro e china su carta) del tracciato oculare che ripercorre i micro-spostamenti della pupilla registrati durante il ricordo del primo attaccamento al seno della figlia. Caratteristica del progetto la stampa in orotone (tecnica di riproduzione dalla quale si ottengono i positivi ai sali d’argento su vetri trattati alla gelatina rivestiti con pigmento in polvere d’oro in 22 carati). Il progetto verrà poi ampliato attraverso uno studio avviato insieme ai ricercatori in Scienze e Tecniche psicologiche dell’Università di Trieste, coi quali l’artista registrerà i tracciati oculari di altre donne e uomini trans connessi alle prime esperienze individuali d’allattamento. Iacolutti inquadra l’allattamento – tema invisibile nelle politiche pubbliche – come spazio su cui viene esercitato un rigido controllo socio-economico, e nelle sue opere colloca il benessere psicofisico della diade, dell’attante e dell’allattatƏ, come unica condizione ineludibile.
Vincitrice IV edizione
Alessandra Leta (Milano, 1997)
Alessandra Leta è un’artista visiva. Formatasi come fotografa, la sua pratica integra produzione d’immagini, scultura, installazione e mixed media. Lavora principalmente con oggetti trovati e immagini recuperate online, indagando gli atti e il linguaggio del collezionare, dell’osservare e dell’esporre in contesti storici e contemporanei. Attualmente vive in Alsazia, in Francia, e ha il suo studio a Basilea, in Svizzera.

The Unmovable Mover (2022 - 2024)
The Unmovable Mover è una ricostruzione speculativa di un passato fittizio: quello di un piccolo complesso industriale nell’Europa centrale degli anni Sessanta, così come non è mai stato raccontato. La serie si fonda concettualmente ed esteticamente su diverse fotografie in bianco e nero trovate e raccolte dall’artista nel corso degli anni, immagini eterogenee la cui provenienza resta sconosciuta.
Attraverso una narrazione costruita che intreccia in modo fluido i documenti fotografici con immagini realizzate nel 2022 e nel 2023, e mediante uno storytelling speculativo, il progetto mira a ricreare una storia dettagliata dietro un contesto immaginato, quello di una fabbrica, costruendo un passato privato apparentemente autentico ma interamente inventato.
Il titolo della serie è un gioco sul concetto aristotelico del “motore immobile”, che indica la causa prima e immutabile che mette in moto ogni cosa senza essere a sua volta mossa, origine e spiegazione ultima del movimento e del cambiamento nel mondo. L’opera stabilisce un parallelismo con il capitale come forza propulsiva che alimenta e muove i diversi elementi della società, pur non essendo intrinsecamente toccato dalle oscillazioni che genera.
Le fabbriche del secolo scorso, come segni industriali nel paesaggio, hanno avuto un ruolo cruciale nei processi di urbanizzazione, nelle migrazioni e nella formazione di identità operaie distintive. Il panorama culturale che le circonda, dall’architettura alle dinamiche sociali interne alle comunità produttive, riflette l’impatto più ampio del sistema capitalistico. The Unmovable Mover rilegge visivamente le connessioni e le disconnessioni tra direzione, lavoratori e prodotti finiti all’interno di questi centri produttivi.